Se a qualcuno di voi è mai capitato di guidare un veicolo elettrico per un tempo sufficiente a superare la normale esaltazione per la novità, può darsi che gli succeda qualcosa di singolare.
Parlo della sensazione improvvisa e piacevole di accorgersi che non si sta provocano un danno all’ambiente, è una sorta di rivelazione, quasi come sciogliere un koan zen, d’improvviso ti si cala dentro una nuova sensazione dovuta alla coscienza che di colpo si sente sollevata da quel senso di colpa, quel fastidio che si prova nel sapere che comunque tu ti muova (eccezion fatta per la bici e i piedi), tu danneggi l’ambiente.
Non è immediato capirlo, lo si apprezza solo se lo si prova, ma è così.
Succede che quella condizione di inquinatore, che ormai accettiamo come ineluttabile condizione di necessità, improvvisamente viene superata, e così come quel dolorino insistente al quale non si fa più caso, ci si accorge con piacere quando sparisce. Non c’è più! Che bello!.
Ecco per me la motivazione per preferire il mezzo elettrico (oltre agli ovvi vantaggi per l’ambiente), ti fa sentire meglio, ti fa pensare che cambiare è possibile e insieme ti apre nuovi orizzonti per vedere il futuro; mica poco !
Però …., c’è un però; non ci sono mezzi elettrici sufficientemente prestanti per soddisfare le esigenze di mobilità quotidiana o meglio ci sono, ma non ce li danno!!!!
Gli showroom delle principali case automobilistiche sono pieni di prototipi bellissimi e funzionanti, ma stanno li e non vengono commercializzati, il perché è ovvio: petrolio=soldi=potere.
Però ….., c’è sempre un però.
Il mondo cambia, è sempre cambiato e sempre lo farà, almeno finché la gente ci crede, e la gente un po’ perché è curiosa, un po’ perché siamo tanti e alcuni sono più inclini alle novità, un po’ perché il sistema non può controllare tutto, ecco che una piccola rivoluzione è iniziata.
Nove anni fa circa sul mercato hanno iniziato ad apparire le prime biciclette elettriche e all’inizio erano ingombranti, pesanti, costose e con scarsa autonomia, ma le cose cambiano ed in campo tecnologico normalmente migliorano (se non sono controllate dalle multinazionali).
Piano piano, la nostra umile biciclettina elettrica ha iniziato a farsi apprezzare dai primi utenti, che non avevano esigenze di estetica, che non chiedevano percorrenze di 100 km al giorno, che non volevano andare a 100 km all’ora, perché a loro non interessa la prestazione, ma l’efficienza, non il lusso, ma la fruibilità, non l’autonomia kilometrica, ma la capacità di renderle autonome, perché a queste persone interessa solo andare a fare la spesa!!!!
La “Massaia” umile e discreta, ma regina dei consumi essenziali è scivolata tra le maglie del sistema, non vista , trascurata forse per la supponenza con cui i general manager guardano a lei, eppure è stata la prima ad introdurre nell’uso quotidiano un mezzo elettrico iniziando di fatto una rivoluzione.
La rivoluzione delle Massaie.
Poi con una bicicletta elettrica in casa, anche il figlio della massaia si è accorto che con questo mezzo poteva andare a comprarsi le sigarette o un CD da masterizzare senza lo scomodo di: prendo la macchina dal parcheggio, vado in centro, ricerco il parcheggio, compro, riprendo la macchina, ritorno e ricerco il parcheggio, ma semplicemente: Vado, compro, e torno.
E senza aver consumato più di 2 centesimi di corrente.
Oggi le biciclette elettriche sono in rapido aumento e il mercato comincia a proporre modelli “belli” a vedersi come le mie bixy, le quali vengono comprate da giovani e professionisti, che iniziano così ad essere le avanguardie della rivoluzione elettrica.
A breve arriveranno gli scooter elettrici e poi sarà la volta di quadricicli elettrici leggeri e per finire arriveranno anche le auto; ci vorrà ancora qualche anno ma arriverà tutto questo ne sono sicuro.
Stay tuned, la rivoluzione delle Massaie è iniziata.